Clonazione di cani e gatti: fantascienza o realtà? - Petformance
Febbraio 10, 2021

Clonazione di cani e gatti: fantascienza o realtà?

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Nel 1996 veniva al mondo la pecora Dolly, primo animale nato attraverso un processo di clonazione. La sua nascita suscitò grande stupore a livello internazionale, ma anche di notevoli preoccupazioni di carattere etico.

Clonazione dei pet: da esperimento a business

La ricerca sulla clonazione però è andata avanti e ha coinvolto anche gatti e cani. Nel 2001 è nato il primo gatto clonato, CC (ovvero Carbon Copy, copia carbone), mentre nel 2005 è arrivato il turno di un cane, il levriero afghano Snuppy.

Da allora la clonazione dei cani non solo esiste, ma si è trasformata in un business decisamente lucroso. Le poche aziende che la praticano sono localizzate in Corea del Sud, Cina e Stati Uniti e i costi si aggirano intorno ai 50 mila dollari per un cane e 25 mila dollari per un gatto.

Come funziona la clonazione?

Il processo richiede di prelevare un piccolo campione cellulare dall’animale. La procedura, semplice e relativamente indolore, può avvenire mentre il soggetto è ancora in vita o entro pochi giorni dalla morte. Non occorre iniziare subito la clonazione, perché il materiale genetico può essere congelato e conservato a lungo.

Il DNA, custodito nel nucleo di ogni singola cellula dell’organismo, contiene tutte le informazioni necessarie per riprodurre un individuo.

Quando si decide di iniziare il processo, si trasferisce il DNA del cane o del gatto in una cellula uovo, che viene impiantata nell’utero di una madre surrogata. Quest’ultima porterà avanti la gravidanza fino alla nascita del clone.

Sono già svariate centinaia i cani e gatti clonati in tutto il mondo. Tale pratica è diffusa soprattutto in Cina e Stati Uniti, dove il caso più celebre è quello dei barboncini dell’attrice Barbara Streisand.

I problemi etici

Per quanto possa apparire affascinante, la clonazione ha anche alcuni aspetti discutibili.

Innanzitutto l’utilizzo delle madri surrogate, che fungono sostanzialmente da incubatrici viventi. Per molti animalisti questo rappresenta una violazione delle norme sul benessere di cani e gatti.

In secondo luogo, la clonazione non è, come molti pensano, una “resurrezione” del nostro amico. Il clone avrà il suo stesso patrimonio genetico, ma potrebbe sviluppare un carattere molto diverso sotto l’influsso di esperienze differenti.

Infine, considerando l’enorme numero di animali senza una casa che languiscono in rifugi, gattili e canili, molti considerano la clonazione una scelta piuttosto egoistica.

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